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M&A: il mercato arranca ma resta l’interesse per l’Italia

L’incertezza internazionale frena le M&A. A livello globale fusioni e acquisizioni crescono a rilento nel II trimestre del 2017 rispetto ai primi tre mesi dell’anno e rimangono lontane dai livelli pre-crisi. L’Italia resta però tra gli obiettivi degli investitori esteri.

Cresce il valore, ma calano le operazioni

A dirlo è Horizons, il report sul mercato dell’M&A a cura di BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza alle imprese. Dopo un primo trimestre debole a causa dell’incertezza politica globale, il Q2 ha visto qualche miglioramento, anche se contenuto: il valore complessivo delle transazioni in ambito M&A è cresciuto dello 0,6% (dai 158,8 miliardi di dollari del primo trimestre è passato ai 159,5 miliardi del secondo). Il numero di operazioni è però calato a 1.736, con un -6,4% rispetto ai 1.847 del primo trimestre dell’anno. Le aree critiche sono UK e Irlanda, dove il valore dei deal è precipitato dai 13,8 miliardi di dollari del secondo trimestre 2016 ai 9,6 miliardi del secondo trimestre 2017.

L’estero continua a guardare all’Italia

L’Italia non perde però attrattiva tra gli investitori stranieri. Nel secondo trimestre del 2017 non sono mancate importanti operazioni di merger & acquisition: i settori chimico, manifatturiero, farmaceutico, medico e biotech sono stati i più coinvolti. L’acquisizione della DentalPro da parte di BC Partners per 448 milioni di dollari, ad esempio, è tra le prime dieci transazioni per valore dell’area dell’Europa Meridionale. Insieme a quella di Conceria Pasubio da parte di CVC Capital Partners Limited, per 319 milioni. Un segnale che il segmento consumer è in tenuta.

Migliora il private equity

Rispetto all’M&A se la passa meglio a livello globale invece il segmento del private equity. Sono state 259 le operazioni nel secondo trimestre del 2017, con un incremento del 10% per il numero di deal e del 25% per il valore (+7,4 miliardi di dollari) rispetto al trimestre precedente.

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