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Protezionismo USA. È effetto a catena

Protezionismo a stelle e strisce: occhio agli “effetti collaterali”. Mentre aumentano le misure simili volute anche da altri Paesi, Coface ci mette in guardia sia dai rischi diretti, sia dai rischi indiretti conseguenza delle politiche di Trump.

Più protezionismo in tutto il mondo

Sono sia economie avanzate sia Paesi emergenti ad aver seguito le orme del Presidente americano: Europa occidentale, Giappone, Canada, Australia tra le prime; Brasile, Argentina, India tra i secondi. Tra gli strumenti protezionisti, si distingue l’aumento dei diritti doganali sulle importazioni, il cui utilizzo è raddoppiato in 9 anni (16% del totale a inizio settembre 2018, contro l’8% nel 2009). Dazi che negli Stati Uniti sono più che raddoppiati solo tra il 2016 e il 2018.

Effetti diretti e indiretti …

Il timore è quindi quello di uno shock che colpisce, per effetto a catena, i diversi attori implicati nella rete di produzione. Oltre all’effetto diretto, Coface ha però identificato anche l’esistenza di un effetto indiretto dato dall’aumento tariffario sulle esportazioni. L’aumento di un punto percentuale delle barriere doganali americane imposte a un dato Paese si traduce in una diminuzione dello 0,46% delle esportazioni a valore aggiunto da un Paese partner verso il Paese con barriere doganali. Dello 0,6% in particolare nei settori manifatturieri.

… nel settore dei trasporti ..

E con valori simili anche per quanto riguarda i trasporti (compresa l’auto), un settore caratterizzato da una filiera di produzione multinazionale sviluppata. Germania, Giappone e Stati Uniti sono i Paesi più a rischio in questo comparto, considerando in particolare il caso delle barriere doganali americane applicate sulle esportazioni di auto cinesi.

… e in altri mercati

Ma anche i settori dei macchinari, quello minerario e della carta-legno, seguiti dall’elettronica, non possono considerarsi al sicuro. In questo ultimo caso, Vietnam, Sud Corea Giappone, Taiwan e Thailandia saranno le prime vittime degli effetti indiretti sulle esportazioni cinesi di telefonia. L’impatto indiretto sarà invece più debole per i prodotti alimentari, per i metalli, la chimica e i prodotti agricoli.

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