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Il futuro della moda? Millennials e Cina

La moda made in Italy accelera ma deve trovare nuove strategie per il futuro. Il settore del lusso si prepara a chiudere il 2017 con un +6/7%: per restare in crescita serve guardare con più attenzione alla digitalizzazione, ai giovani e al mercato cinese.

I millennials alla guida del cambiamento

È lo scenario che è emerso nel corso della 22° edizione del Fashion & Luxury Summit organizzato da Pambianco, in partnership con Deutsche Bank. Che il futuro siano i millennials non è una novità, neanche per il settore della moda e del luxury. I giovani tra i 21 e i 37 anni rappresentano un quarto del mercato e sono pronti a raggiungere il 40% nei prossimi 5/7 anni. Sono loro a guidare il settore verso nuove esperienze di acquisto, sempre più personalizzate e “custom made” e a richiedere servizi sempre più digitali. Ai big della moda non resta quindi che adeguarsi al cambiamento: portare il brand su più canali digital, migliorare la comunicazione e la strategia di vendita.

Dalla strategia omnichannel a nuovi professionisti

Gran parte delle aziende è già sulla buona strada. Con 3,4 miliardi di smartphone connessi al mondo, oggi il 90% dei fashion brand è attivo sui social network e ha all’attivo legami sempre più stretti con gli influencer. Tutti i canali digitali inoltre iniziano a essere integrati: sito internet, e-store, profili social e retail offline sono in connessione fra loro. È già così per il 62% delle realtà intervistate da Pambianco, le stesse che nel 79% dei casi hanno messo mano anche all’organizzazione aziendale: rafforzando il team si aggiungono nuove figure come il fashion content creator, il digital merchandiser e il digital marketing specialist.

Cinesi e viaggiatori: così si trasforma la domanda

Oltre ai giovani, a condizionare fortemente l’offerta della moda italiana ci pensano poi i cittadini provenienti dalla Cina. I cinesi coprono più di un terzo della domanda. Insieme a loro ci sono comunque non pochi viaggiatori interessati al Made In Italy. La domanda diventa quindi ancora più diversificata e complessa da analizzare. Di conseguenza aumenta la competitività tra i marchi. E le piccole realtà artigianali nostrane, pur rimanendo poli di eccellenza anche all’estero, non possono più nascondere alcune difficoltà.

Made in Italy: è questione di brand

Al centro quindi l’importanza del brand. Non è un caso se nel corso dell’evento si è parlato del caso di Eataly e della necessità di comunicare in modo strategico la forza del Made in Italy all’estero. Il branding e la comunicazione sono in continua trasformazione e sapranno sopravvivere solo le aziende attente non solo alla qualità e all’eccellenza del prodotto, ma anche alla promozione a 360 gradi.

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