Digital Financial Officer

Mercato

PMI ai livelli pre-crisi. Ma la crescita rallenta

Bene ma non benissimo per le PMI italiane. Secondo i dati di Cerved, la crisi è ormai superata, la redditività è stata recuperata e si sono fatti progressi sul fronte dei debiti nel 2017. Nei primi sei mesi del 2018 la crescita è risultata però in calo.

Segno più per i ricavi nel 2017

Grazie alle nuove aperture e al calo dei default, l’emorragia (come la definisce Cerved) che aveva decimato dal 2008 il sistema imprenditoriale si è oggi fermata. Tanto che a guidare la ripresa sono state proprio le PMI. Il miglioramento dei conti economici, partito nel 2012, ha subito un’accelerazione nel 2017: i ricavi sono aumentati a tassi più che doppi rispetto all’anno precedente (+5,3%), con risultati particolarmente brillanti per chi opera nei settori industriali (+5,7%).

PMI che tornano a investire …

Non è un caso se, dopo che tra il 2007 e il 2013 gli investimenti delle imprese si sono quasi dimezzati, già a partire dal 2014 si è osservata un’inversione di tendenza. All’inizio timidamente ma nel 2017, anche grazie agli incentivi previsti dal piano Industria 4.0, la propensione all’investimento è poi cresciuta.

… spinte dallo stop del credit crunch

La ripresa degli investimenti è coincisa con la fine del credit crunch. Il calo dei debiti finanziari, iniziato nel 2011, si è arrestato nel 2015, per poi accelerare moderatamente nel 2016 (+0,6%) e nel 2017 (+1,7%). Le PMI hanno anche beneficiato di una maggiore disponibilità di credito commerciale da parte dei loro fornitori, un’altra voce che si era fortemente ridotta durante la crisi.

Meno società di capitali, più liquidazioni

Non va però dimenticato che nel 2017 le PMI sono cresciute soprattutto grazie ala politica monetaria espansiva della BCE. Anche per questo ora il rallentamento è evidente e i dati lo confermano: ad esempio nei primi sei mesi del 2018 sono nate poche società di capitali, solo l’1,3% in più contro l’8,2% dell’anno scorso. Mentre sono aumentate le liquidazioni volontarie (+3,1%). Inoltre sono tornati ad aumentare le fatture non saldate nei termini pattuiti e i giorni medi di ritardo (10,8 a giugno).

Il rischio degli spread sui tassi

E la situazione non è destinata a migliorare: se gli spread crescessero ancora, l’effetto sarebbe l’aumento dei tassi di interesse e l’interruzione del ciclo positivo degli investimenti. Secondo uno studio a ogni aumento di 100 punti base del costo del debito delle PMI corrisponde un calo del ROE di circa un punto percentuale.

PMI: necessari nuovi investimenti

Le PMI restano però “il cuore pulsante della nostra economia”, ci conferma Cerved. E su di loro non si può smettere di investire, soprattutto se guardiamo a quelle imprese a carattere familiare. Perché si tratta di “imprese eccellenti”: un mix di analisi ha individuato infatti più di 5mila società con performance finanziarie ottime e pronte alla quotazione in Borsa o all’ingresso in fondi di investimento. Così facendo potrebbero accrescere il loro valore aggiunto di 40 miliardi euro.

Un futuro incerto

Quindi quale futuro attende le PMI italiane? Il quadro macroeconomico è molto incerto, per fattori sia esterni (politica commerciale americana, turbolenze finanziarie in Turchia e Argentina, incognite legate alla Brexit, fine del quantitative easing, graduale rialzo dei tassi di interesse avviato dalla Federal Reserve) sia interni. Secondo Cerved però l’economia italiana nel suo complesso sarà caratterizzata da un rallentamento solo moderato: il Pil crescerà del’1,1% nel 2019 e dell’1% nel 2020.

Le ultime notizie su: PMI, Cerved

Questo sito utilizza i cookie di navigazione e di profilazione pubblicitaria, anche di terze parti.
Puoi disattivare i cookie dal tuo browser. Proseguendo la navigazione, accetti l'uso dei cookie.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.