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Reshoring. Ecco perché tornare in Italia

C’è chi punta sull’off-shore e chi fa dietrofront. È il fenomeno del Reshoring: dopo aver tentato senza successo la carta della delocalizzazione della produzione, le aziende fanno rientro in patria. In Italia queste realtà sono in aumento: 120 dal 2000 al 2015.

Italia. Il primo paese in Europa per il Reshoring

ALDAI-Federmanager, in collaborazione con il Politecnico di Milano e Promos, si è interrogata su questo fenomeno e ha posto sotto la lente di ingrandimento le storie di una cinquantina di aziende italiane di varie dimensioni. Senza dubbio sono numeri, quelli del Reshoring italiano, che non passano inosservati: siamo il primo Paese europeo per il rientro di aziende in patria e il secondo al mondo. Il vero picco c’è stato nel 2013 ma negli anni successivi non si è arrestato.

Il Made In Italy richiama le aziende in patria

Perché rientrare in patria quindi? Al primo posto i manager intervistati eleggono il cosiddetto “effetto Made in Italy”: gli imprenditori riconoscono cioè che i clienti cercano la qualità e la garanzia che solo un prodotto fatto in Italia può dare. Le aziende tornano a casa però anche per una migliore difesa dei brevetti, perché possono trovare leggi e norme più chiare, risorse umane più competenti, flessibilità produttiva, ma anche defiscalizzazioni e incentivi pubblici che all’estero non avrebbero.

Chi torna e chi resta

A fare dietrofront sono soprattutto le realtà legate agli ambiti della produzione, del design e della Ricerca & Sviluppo. Meno sensibili al fenomeno del Reshoring sono invece i settori commercio e distribuzione/consegna. Il freno? Sicuramente i costi di produzione ancora troppo elevati, così come quelli per l’energia (45%), ma anche l’eccessiva burocrazia e il sistema politico (39%).

Marcia indietro soprattutto dall’Asia

La maggior parte delle imprese intervistate (63%) aveva spostato la produzione in Asia, soprattutto in Cina. E principalmente attività legate al tessile-abbigliamento (19,3%), elettronica (13%), monili e arredo (13%). Tra gli obiettivi: quello di trovare costi più vantaggiosi, maggiori possibilità per accedere a nuovi mercati e risorse strategiche, come tecnologie e materie prime.

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