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Credito

Il prestito si chiede sulla piattaforma

Crowdfunding e P2P lending: in un meandro di definizioni e sinonimi sta tutto l’interesse per un mondo che muove masse ancora microscopiche se confrontate al credito bancario. Ma che promette di mettere direttamente in contatto aziende alla ricerca di finanziamenti e investitori, retail o istituzionali, a caccia di rendimenti. Farsi finanziare direttamente dal mercato. Interessato a sostenere l’investimento in un prodotto o in un servizio. Forse il vero grande potenziale del crowdfunding, la raccolta di fondi via internet in cui un elevato numero di individui (dall’inglese crowd, folla) finanzia un progetto, sta proprio in questo, nel collegamento diretto tra domanda e offerta.

Contatto diretto con finanziatori e clienti

Saltando a piè pari rating, valutazioni di consulenti, piani strategici e altri documenti da presentare a funzionari di banca più o meno ben disposti, l’esperienza del crowdfunding ci ha dimostrato che si può cercare fondi in maniera completamente diversa. Presentando una idea o un progetto direttamente alla platea di potenziali, futuri clienti e raccogliendo il loro sostegno economico.

Crowdinvesting, equity e lending crowdfunding

Non a caso il crowdfunding in senso stretto nasce per il no profit: una buona causa smuove l’attenzione di migliaia se non milioni di persone, pronte a dare migliaia se non milioni di piccoli contributi. Nel caso dei progetti aziendali si dovrebbe utilizzare il termine crowdinvesting: perché chi ci mette i soldi lo fa con l’obiettivo di trarne un profitto. All’interno di questa grande categoria ci sono altri due tipi di finanziamento: l’equity crowdfunding, dove il pubblico in cambio del finanziamento riceve dei titoli di partecipazione alla società; e il lending crowdfunding, in cui il denaro viene sostanzialmente prestato in cambio del rimborso futuro del capitale e della remunerazione con un tasso di interesse. La pluralità di sinonimi per indicare la stessa cosa (per il solo lending crowdfunding, sono sinonimi anche P2P lending e crowdlending, entrambi utilizzabili anche per i prestiti ai privati) conferma la vivacità con cui il settore si sta sviluppando.

Per le imprese piccole e rischiose? Non necessariamente

All’inizio al crowdfunding, soprattutto equity, hanno guardato soprattutto quelle imprese cui era difficile accedere al tradizionale credito bancario. In primis le startup, ricche delle loro buone idee ma prive dei soldi necessari per investire e svilupparle. Poi le imprese tecnologiche, che non possiedono le tipiche garanzie richieste per ottenere un finanziamento. E, in generale, quelle realtà imprenditoriali particolarmente piccole e rischiose. Ma il crowdfunding non è detto che debba limitarsi a queste categorie, anzi. In molti Paesi è già avvenuta l’evoluzione di queste piattaforme dalla competizione con il mondo bancario, generalmente sui segmenti meno serviti, a forme di collaborazione in cui una o più banche si alleano con una piattaforma di lending crowdfunding verso cui indirizzare le imprese clienti cui non possono erogare credito. Un discorso che vale anche per altre forme di P2P lending e che al momento non riguarda lo scenario italiano, in cui il dialogo tra piattaforme innovative e credito tradizionale è, nei migliori casi, appena iniziato.

Equity: solo 4,4 milioni. Ma molto potenziale

L’equity crowdfunding vanta una certa storia e presenza, persino in Italia, nonostante il noto ritardo rispetto ad altri Paesi. Le stime dell’Associazione Italiana Equity Crowdfunding parlano di 4,4 milioni di finanziamenti nel 2016: una crescita del +159%, ma bruscolini rispetto al credito bancario. Il potenziale di crescita, comunque, c’è: soprattutto qualora dovesse finalmente svegliarsi l’interesse degli investitori istituzionali. Per ora, il settore è trainato da investitori privati, che scelgono su diverse piattaforme di “diventare soci” di una nuova azienda.

L’export lo finanzio online

Un caso di impresa neonata è MyCookingBox: l’idea era realizzare dei kit di ingredienti nelle giuste dosi (olio, sale e pepe compresi) per cucinare a casa propria le più celebri ricette della cucina italiana senza sprecare un grammo di cibo. Il tutto con un packaging accattivante e ben studiato. Dopo il debutto in una ventina di punti vendita, con 1.500 box venduti e prenotazioni per altri 2.000, l’idea di ricorrere al crowdfunding offrendo una percentuale (tutto sommato modesta, il 6%) dell’equity. Erano previsti due tipi di quota: il primo con diritti patrimoniali ma non di voto e il secondo, al di sopra dei 16.000 euro di contributo, con anche i diritti di voto. L’obiettivo era di raccogliere 50.000 euro ma dopo un mese si erano già superati gli 80.000 euro e online lacampagna risulta chiusa a quota 200.000. Con quei soldi, MyCookingBox ha finanziato lo sviluppo del prodotto in Italia e soprattutto all’estero, verso Europa, USA, Canada, Cina e Sud Africa. Il credito tradizionale avrebbe sostenuto e compreso questo progetto imprenditoriale?

Tutti insieme per l’Open Garden

Ha invece scelto il crowdfunding puro sulla piattaforma USA Indiegogo il birrificio artigianale Baladin: l’obiettivo era realizzare un “Open Garden” in una cascina in provincia di Cuneo, in cui mostrare le fasi di produzione della birra, assaggiare prodotti a chilometro zero, avvicinarsi al cibo insomma. Per chi contribuiva, omaggi di vario tipo, da una magnum di birra a un cavatappi fino a una sessione di “meditative painting” con il pittore Lucio Maria Morra. Sono stati raccolti oltre 85.000 dollari, con un ottimo riscontro mediatico per l’azienda e per la nuova iniziativa.

Il lending per le imprese esistenti


Più in evoluzione il contesto del lending crowdfunding. In questo caso troviamo risparmiatori che finanziano imprese attraverso una piattaforma online: di fatto si tratta di un investimento e la somma viene divisa in un portafoglio diversificato. «Il crowdfunding finanzia i progetti innovativi, le startup – commenta Livio Montesarchio, Marketing & Sales Manager di BorsadelCredito.it – ed è quindi una forma di investimento molto più rischiosa e dall’esito incerto in termini di rendimenti. Le due attività hanno in comune solo la user disintermediazione, ma parliamo di prodotti profondamente diversi. Il P2P lending è un prestito tra pari, ovvero il prestito che finanziatori privati o istituzionali fanno, attraverso piattaforme online, a imprese che non sono startup, ma hanno una storia, nel caso di BorsadelCredito.it, almeno un anno di vita e 50mila euro di fatturato. Il prestito per il finanziatore è un investimento con un rendimento molto visibile».

Il processo di valutazione su BorsadelCredito.it

Anche la valutazione del “merito” creditizio dell’impresa presenta qualche differenza rispetto a quanto fanno le banche, in particolare per due aspetti: le fonti di informazione e i tempi di risposta. «Le imprese che prendiamo in considerazione devono avere almeno un anno di vita – spiega Montesarchio – devono cioè poter produrre un bilancio e avere un fatturato sopra i 50mila euro. Per l’analisi dei sistemi di informazione creditizia, ci serviamo dell’intelligenza artificiale e del machine learning, attraverso un algoritmo proprietario che scandaglia le informazioni dell’azienda sul web, i bilanci degli ultimi anni e i documenti d’identità. Analizziamo ogni voce del bilancio, dall’andamento del fatturato, alla capacità di rimborso, all’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato, all’indipendenza finanziaria, ecc. L’algoritmo restituisce un punteggio che definisce in maniera sempre più affidabile la qualità del potenziale debitore. È importante sottolineare che la fase finale della valutazione avviene grazie all’intervento umano: viene effettuata un’intervista all’imprenditore e alla fine dell’intero processo a ogni azienda viene assegnato un rating (o scoring) sintetico, identificato da una lettera. Inoltre il nostro è un finanziamento con un modello di pricing differente, dove all’interno è presente anche un meccanismo di garanzia “embedded” in un unico prodotto».

Risposta entro 24 ore

L’esperienza totalmente digitale del P2P lending accorcia moltissimo i tempi di risposta rispetto alla banca: il processo su BorsadelCredito.it richiede 24 ore per una risposta positiva o negativa. «L’erogazione effettiva del prestito avviene in tre giorni, rispetto alla media di 30-90 giorni delle banche – aggiunge Montesarchio. Un’altra differenza importante sono i costi per le imprese: i nostri sono trasparenti ed equivalgono all’interesse sulle rate corrisposto dall’azienda debitrice, interesse che varia in base al rischio di insolvenza attribuito alla stessa azienda. Le banche, spesso, hanno costi nascosti che gravano sul prestito».

Lendix: fatturato minimo 400mila euro

Anche in Lendix, piattaforma di crowdlending nata in Francia a da poco attiva in Italia, il processo di selezione è completamente online, ma i requisiti di ammissione sono diversi. «Per essere ammesse sulla nostra piattaforma, le aziende devono avere sede legale in Italia e un fatturato di almeno 400mila euro – spiega Sergio Zocchi, Amministratore Delegato di Lendix Italia. Devono dimostrare di avere una capacità di rimborso adeguata ed essere attive da almeno tre anni. L’analisi qualitativa dei progetti riveste per noi grande importanza. Se soddisfano i nostri requisiti, vengono pubblicati sulla nostra piattaforma senza ricorrere a garanzie personali o assicurative. L’analisi della richiesta di finanziamento si svolge in due fasi. La prima è il test di idoneità: l’azienda inserisce sul nostro sito web il codice fiscale, l’importo e la durata del finanziamento richiesto. Con questi dati viene fatta un’analisi preliminare su database esterni che restituisce una risposta immediata. Se l’esito è positivo si passa alla seconda fase che consiste in un’analisi più approfondita realizzata dai nostri analisti del credito. Tutto questo processo differisce da quello bancario per tre aspetti: rapidità, semplicità e accessibilità. Da noi le imprese hanno una risposta certa e vincolante entro 48 ore e il finanziamento viene erogato in meno di una settimana. Un progetto accettato da Lendix ha la certezza di ottenere il finanziamento grazie alla nostra ampia rete di investitori privati e istituzionali».

BorsadelCredito.it guarda alle micro

Anche per quanto riguarda il target, il lending crowdfunding ha mostrato una certa duttilità. BorsadelCredito.it, ad esempio, punta soprattutto sulla microimpresa «alla ricerca di finanziamenti altrettanto micro – precisa Montesarchio – quelli tra i 30mila e i 100mila euro sono il nostro campo d’azione, anche perché qualcuno si dimentica che sono la quasi totalità del nostro tessuto imprenditoriale. E su questa fascia c’è uno scoperto di circa 50 miliardi, secondo i calcoli di KPMG: un mercato potenziale che siamo pronti ad aggredire. I tassi di interesse a cui finanziamo le imprese variano dal 3,4% al 7,4% a seconda del rating che abbiamo attribuito e alla durata del finanziamento. Lo strumento del P2P lending si presta anche a imprese di maggiori dimensioni, in ogni caso, e ci sono realtà che operano su tagli superiori. La differenza, anche per BorsadelCredito.it, la farà l’ingresso degli investitori istituzionali che potrà far crescere davvero il nostro mercato. Ci stiamo lavorando e nel 2017 ci saranno novità importanti al riguardo».

Lendix: finanziamento minimo a 30mila euro

Il taglio scelto da Lendix, invece, guarda a progetti e aziende di dimensioni maggiori. «Finanziamo un’ampia gamma di progetti da minimo 30mila euro a massimo 2 milioni, con durata da 3 a 84 mesi – racconta Zocchi. La nostra proposta è in grado di abbracciare sia la piccola sia la media impresa. Tra i nostri partner abbiamo aziende che fatturano più di 100 milioni e hanno specifiche esigenze di finanziamento nel breve periodo che si sposano bene con la nostra proposta. Lendix intercetta quella specifica domanda di finanziamento che i canali tradizionali non riescono a soddisfare sebbene in presenza di un elevato merito creditizio e di un’adeguata capacità di rimborso da parte dell’impresa. La presentazione della richiesta di finanziamento è gratuita, compresa l’analisi dell’istruttoria. All’atto dell’erogazione dei fondi, Lendix addebita all’azienda una commissione pari al 3% dell’importo finanziato».

Chi investe nel P2P lending

Per entrambe le piattaforme, la platea degli investitori si divide in due gruppi molto diversi. Da un lato una base, possibilmente molto ampia, di investitori retail alla ricerca di rendimenti interessanti per i loro risparmi in una asset class nuova (e, non a caso, il lending crowdfunding si sta sviluppando anche nell’ambito dei prestiti personali, con piattaforme ad hoc). Dall’altro, gli investitori istituzionali, capaci di portare su queste piattaforme asset importanti, per fare la differenza anche nella capacità di finanziamento.

Differenziare: non più del 10%

Il rischio viene mitigato costruendo portafogli diversificati, spalmando cioè l’investimento sul finanziamento di più aziende. «Le commissioni, pari all’1%, non vengono fatte pagare a chi sceglie il profilo gestito, che è un paniere di aziende composto da BorsadelCredito.it ed ha un livello di differenziazione nella misura dell’1% – illustra Montesarchio. In alternativa il prestatore può crearsi un portafoglio fai da te, che però deve contenere ogni titolo nella misura massima del 10%. Il rischio insito nel marketplace lending è in capo ai prestatori, essendo BorsadelCredito.it, come prescrive il regolamento di Bankitalia, solo il canale attraverso cui si mettono in contatto le aziende con i finanziatori. Il rischio è legato all’insolvenza dei richiedenti il prestito: se le rate non vengono pagate si creano ritardi e potenzialmente perdita in conto capitale per chi ha investito il denaro. Il rischio viene mitigato con la costruzione di portafogli diversificati e BorsadelCredito.it stima inoltre le perdite attese: per farvi fronte esiste un Fondo di Protezione, il cui meccanismo è semplice: ogni azienda che viene finanziata paga una quota (dallo 0,9% al 114,60% in base al merito di credito e alla durata del prestito) che BorsadelCredito.it accantona come in un salvadanaio e che serve a coprire eventuali insolvenze».

Tre livelli di rischio/rendimento

Lendix ha previsto un Fondo Lendix, senza commissioni di gestione e di performance, per gli istituzionali, che non investono direttamente sulla piattaforma. «Gli investitori retail investono nelle stesse imprese e alle stesse condizioni degli istituzionali – spiega Zocchi. Per ciascun progetto è prevista una soglia minima di 20 euro e massima di 2.000. Il tasso di interesse varia dal 4% al 9,9% in funzione del livello di rischio del progetto (A, B, C). Lendix ha messo in piedi un processo di selezione delle aziende molto scrupoloso e a oggi solo il 2% delle richieste di finanziamento viene ammesso nel nostro marketplace. Per mitigare il rischio, consigliamo sempre di diversificare il portafoglio investendo su numerosi progetti. Meglio investire 20 euro in 100 imprese piuttosto che 2.000 euro in una soltanto».

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